Un whitepaper intitolato "Digitales Nachhaltigkeitsmanagement" elenca sette gruppi di tecnologie digitali che le aziende possono impiegare per gestire i dati di sostenibilità: gemelli digitali, passaporti digitali di prodotto, piattaforme per la sostenibilità, intelligenza artificiale, blockchain, Internet of Things e analisi dei dati. L'autore è David Koch, che guida l'area di business dedicata alla produzione a zero emissioni di CO2 e a basso consumo di risorse presso il Fraunhofer Institute for Production Technology and Automation.
Gli obblighi di rendicontazione moltiplicano i dati
Oggi le aziende raccolgono più informazioni di prima su consumi energetici, emissioni, catene di fornitura e utilizzo delle risorse. A spingere in questa direzione sono due pressioni. La prima è normativa: la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), la Tassonomia UE e la legge tedesca sulla due diligence nella catena di fornitura. La seconda riguarda le aspettative: clienti, investitori e partner commerciali chiedono trasparenza sugli effetti ambientali e sociali dell'attività economica.
Le aziende valutano questo materiale e lo preparano per i report. In molti casi, però, arrivano al limite. Il whitepaper parte dal presupposto che i metodi analogici riescano a stento a reggere un simile volume. Raccogliere i numeri a mano, da sistemi separati e in formati diversi, diventa sempre più difficile a ogni nuovo obbligo di rendicontazione che si aggiunge all'elenco.

Cosa contiene il whitepaper
Il documento di Koch offre una panoramica delle principali tecnologie e applicazioni per la gestione digitale della sostenibilità. Le tecnologie indicate sono gemelli digitali, passaporti digitali di prodotto, piattaforme per la sostenibilità, intelligenza artificiale, blockchain, Internet of Things e metodi di analisi dei dati.
La tesi è che questi strumenti permettano a un'azienda di riunire in un unico punto i dati provenienti da fonti diverse, analizzarli e usarli per le decisioni strategiche. Il documento lo definisce un approccio integrato alla gestione della sostenibilità. L'affermazione centrale è che una base di dati strutturata non serve soltanto all'ufficio che si occupa della rendicontazione. Gli stessi dati possono supportare l'ottimizzazione dei processi, l'automazione e la nascita di nuovi modelli di business.
Il titolo completo del documento è "Digitales Nachhaltigkeitsmanagement. Einsatz digitaler Technologien und Anwendungen in Nachhaltigkeitsmanagement". È disponibile come download gratuito.
EcoHub come esempio concreto
Il documento cita il progetto di ricerca EcoHub per illustrare come può essere questa digitalizzazione. Nel progetto, partner del mondo industriale e scientifico hanno sviluppato una piattaforma digitale che aiuta le aziende a raccogliere, strutturare e analizzare i dati di sostenibilità.
La piattaforma EcoHub combina informazioni provenienti da fonti diverse e ne garantisce la qualità. Facilita inoltre la redazione dei report di sostenibilità. Un'ulteriore funzione consente alle aziende di scambiarsi dati di prodotto e di sostenibilità lungo le catene di fornitura.
Dal progetto Koch trae una considerazione più ampia. "EcoHub mostra che l'obbligo di rendicontazione, piuttosto gravoso, nasconde anche una grande opportunità", afferma. A suo avviso, chi si prende la briga di riunire in modo centralizzato informazioni sparse crea una base di dati affidabile per i report di sostenibilità. La stessa base supporta anche processi più efficienti e decisioni aziendali meglio fondate. Le aziende che investono nella gestione digitale della sostenibilità ottengono un vantaggio strategico e migliorano competitività e capacità di affrontare il futuro, sostiene.
Analisi: cosa significa e cosa resta aperto
L'idea più utile del documento è un cambio di prospettiva. La rendicontazione di sostenibilità viene di solito trattata come un costo di conformità che corre accanto alla produzione. Koch la tratta invece come un problema di integrazione dei dati, e questo conta per i costruttori e per gli specialisti dell'automazione. Gli impianti producono già dati su energia, materiali e processi attraverso sensori e sistemi di controllo. Un obbligo di rendicontazione che costringe a riunire questi dati in un'unica struttura crea anche le fondamenta di cui hanno bisogno automazione e ottimizzazione dei processi. L'obbligo di reporting e il beneficio ingegneristico attingono alla stessa pipeline.
La funzione di EcoHub dedicata alla catena di fornitura merita attenzione per una ragione precisa. Norme come la legge tedesca sulla due diligence e la CSRD vanno oltre i siti della singola azienda. Un'impresa può rendicontare sui propri fornitori solo se questi sono in grado di consegnare i dati in una forma utilizzabile. Una piattaforma che scambia dati di prodotto e di sostenibilità lungo la filiera affronta direttamente questa lacuna. La dashboard interna di una singola azienda non può farlo.
Sulla base delle evidenze disponibili, diversi aspetti restano non dimostrati. Il documento è una panoramica delle tecnologie. Il materiale descrive le funzioni di EcoHub ma non fornisce cifre su costi, tempo risparmiato, tassi di errore o numero di aziende che lo utilizzano. L'affermazione secondo cui l'investimento produce un vantaggio strategico e una maggiore competitività è quindi un'argomentazione, non un risultato misurato. Blockchain, IA e gemelli digitali sono elencati insieme, ma differiscono molto per maturità e per impegno richiesto per l'implementazione. Il documento non li ordina per priorità a beneficio di un'azienda che parte da zero, almeno nei dettagli resi pubblici.
C'è poi una questione di adozione. Una piattaforma condivisa vale quanto i dati che vi vengono inseriti, e la garanzia di qualità promessa da EcoHub dipende dalla partecipazione dei fornitori. Le imprese più piccole, che già faticano con la rendicontazione, potrebbero non avere le risorse per collegarsi. Non è chiaro come EcoHub o piattaforme analoghe saranno mantenute e rese disponibili dopo la fase di ricerca.
Per i lettori del mondo della robotica e dell'automazione, il messaggio pratico è circoscritto ma concreto. Le aziende che si preparano agli obblighi di rendicontazione finiranno per costruire quel tipo di dati di produzione unificati e verificati nella qualità che a molti progetti di automazione mancano. Se questa sovrapposizione si tradurrà in vantaggi misurabili è la domanda a cui dovrà rispondere con dati concreti la prossima serie di casi di studio.
